Lo sciroppo di Rose

Cari amici, sicuramente molti che ci stanno leggendo saranno stati presenti all’evento organizzato in Villa Sauli il 5 aprile e, quindi, avranno certamente ascoltato le ricette proposta dalla nostra Alessia Doragrossa che di rose se ne intende e dalla quale, chi non avesse disponibili le piante nel proprio giardino, può sempre rifornirsi in quel di La Castagna poco sopra a Mele. Chi invece abitasse dall’altra parte della città, ha sempre l’opportunità di rivolgersi al Consorzio delle rose della Vallescrivia3397067588. Reperita la materia prima essenziale procediamo con la ricetta per la quale occorrono per un risultato uso famiglia:

300 gr di petali di rose biologiche e quindi rigorosamente non trattate che avrete prima disteso su un canovaccio e pulito per bene dal terriccio ed eventuali insetti

1 litro di acqua, possibilmente non clorata e quindi, per chi è fortunato, di acqua di fonte.
Il succo di un limone, c’è chi lo taglia a rondelle sottili.

1 kg di zucchero bianco semolato
Procedimento

Si versa l’acqua portata a bollore in un recipiente nel quale si mettono in infusione per 24 h i petali di rose insieme al succo o meglio ancora alle fette di limone.
Trascorso tale lasso di tempo, si spreme energicamente con le mani il contenuto oppure si mettono petali e le eventuali fette di limone in una garza per poter esercitare ancora più pressione.
Si aggiunge lo zucchero e si fa bollire il tutto per 30 minuti rimestando continuamente per evitare le bruciature dello zucchero nel fondo della pentola che rovinerebbero irrimediabilmente tutto. E’ bene, con un mestolo forato, rimuovere l’eventuale schiuma che dovesse formarsi in superficie.
Al termine id queste operazioni, invasare immediatamente il prodotto in vasi di vetro o bottiglie che debbono poi essere rovesciate per sterilizzare anche il tappo a chiusura ermetica, Questo fino a completo raffreddamento. Dopodiché lo sciroppo va conservato in luogo buio e fresco e, una volta aperto, va conservato in frigo. Un consiglio? Non usate vasi o bottiglie troppo grandi, perché, una volta aperti, andrebbero consumati in tempi non lunghi per non perdere il caratteristico profumo.

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