Storia del gioco d’azzardo

Parte prima

Francesco Guardi :“Il Ridotto di Palazzo Dandolo a San Moise”
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INTRODUZIONE

Con questo articolo Alessio Puzo, Luigi Bassano e Luca Nusco, studenti del Liceo Scientifico Lanfranconi di Genova, danno la possibilità al lettore di conoscere dal punto di vista storico un argomento di cui si continua a discutere molto, specialmente sul piano medico ed etico-morale, ma di cui spesso e volentieri poco si indaga il retroterra storico e culturale. Proprio su questo ultimo punto i tre autori si soffermano per tracciare in questa breve ricerca, che qui troverete per motivi editoriali divisa in due parti, la storia del gioco d’azzardo dalle sue origini ai giorni nostri con interessanti approfondimenti su i giochi più importanti e gli aspetti più curiosi. Sperando con questa brevissima presentazione di avere suscitato in voi la più sincera curiosità il Centro Studi Storici non può fare altro che augurarvi una piacevole lettura.

CHE COS’E’ IL GIOCO D’AZZARDO?

Il gioco d’azzardo (azzardo è una parola derivante dal termine arabo az-zahr, Dado e dall’unione con la parola francese hasard, rischio) è lo scommettere su ogni tipo di gioco o evento che abbia un esito incerto e sulla quale il giocatore non può intervenire. Partendo dalle concezioni filosofiche di Francesco B. Cicala, pensatore illuminista italiano e autore dell’opera “Saggio filosofico e critico sulli giuochi d’azzardo” (1790), possiamo dire che L’uomo è un essere di estremo intelletto cosciente della sua esistenza materiale solo grazie alle sensazioni. L’essere umano vive grazie a tutto ciò che genera in lui piacere, sorpresa e novità, come ad esempio gli spettacoli, gli esercizi di spirito e il gioco. Il gioco in sé è una delle componenti fondamentali della vita sociale umana sin dal suo principio ed è anche una caratteristica in sé positiva per l’uomo. Il problema si pone quando è il gioco che prevale sul giocatore e quando parliamo di gioco d’azzardo è molto facile che ciò accada.

Dadi truccati di epoca romana
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In qualche modo o maniera tutti noi siamo entrati, almeno una volta nella vita, a contatto con qualche tipo di gioco d’azzardo seppur in maniera occasionale.
In alcuni casi, purtroppo, il gioco diventa un modo per sfuggire dalla realtà e dai suoi reali problemi, fino al punto di diventare quasi come una droga, che, anche se per pochi secondi, riesce a dar sfogo a quella possibilità e speranza di cambiamento che il soggetto nutre dentro di sé. Secondo Stefania Memoli che nel suo testo “La Ludopatia; le conseguenze civili e penali della patologia” (2020), spiega l’esistenza di due tipi di giocatori:

  • Il giocatore SOCIALE che gioca occasionalmente e per scopi sociali quali il divertimento e l’aggregazione con altri.
  • Il giocatore PATOLOGICO è invece colui il quale gioca abitualmente e attivamente, senza il controllo di sé e della situazione.

Questa perdita del controllo si verifica in ogni ambiente della vita sociale del soggetto. Ovidio in “De arte amandi”: “Sic ne perdiderit non cessat perdere lusor, Et revocat cupidas alea saepe manus”. Tradotto: “Così il giocatore finché non perde del tutto, i dadi attirano di continuo le sue avide mani”.

Il gioco nella Roma Antica
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Come si riconosce il giocatore Patologico?

Il giocatore patologico può essere riconosciuto attraverso diversi comportamenti, sintomi e segnali, alcuni di questi possono essere:

  • manifestazione di un’ esagerata esaltazione di fronte a delle scommesse che implicano un elevato rischio di perdita
  • pensiero ossessivo del gioco, costante anche nella vita quotidiana, fino a interferire con tutti i tipi di relazioni familiari e sociali
  • rifiuto dell’idea di essere dipendente dal gioco
  • tendenza a minimizzare e a negare la propria propensione al gioco e i suoi effetti negativi
  • senso di colpa e depressione dopo aver perso grosse cifre a causa del gioco
  • incapacità di resistere a scommesse e giochi d’azzardo
  • tendenza a mentire a familiari e amici sul fatto di aver giocato e sull’importo delle perdite

Per il soggetto patologico il gioco d’azzardo diventa una sorta di “guscio” di protezione dalle altre parti problematiche della sua vita quotidiana. Proprio l’incapacità di resistere al gioco fa sì che il gioco prenda il sopravvento sul soggetto il quale automaticamente ne diventa schiavo. Oggi il gioco d’azzardo anche se in qualche modo viene “controllato” e “legalizzato”, è un fenomeno molto diffuso tra la popolazione mondiale e redditizio sia per lo Stato che per le organizzazioni criminali oltre ad essere un fattore in grado di provocare gravi problemi economici e di salute al singolo, danneggiando la quotidianità della società e di tutti gli individui che la popolano.

LA STORIA DEL GIOCO D’AZZARDO

Le sue origini risalgono ai tempi dell’ ”Impero Romano. All’epoca era infatti molto conosciuto tra i romani un gioco da tavolo basato sulla sorte, detto Ludus Duodecim Scriptorum , che divenne popolare in particolare tra i legionari romani. È anche grazie a loro se il gioco è arrivato in altri paesi europei. Sono sopravvissute pochissime informazioni sulle modalità di gioco specifiche di questo gioco. Il gioco veniva giocato utilizzando tre dadi cubici e ogni giocatore aveva 15 pezzi. Si giocava su una tavola composta da 3 righe da 12 segni. Un possibile “tabellone principianti”, dotato di spazi contrassegnati da lettere, ha suggerito un possibile percorso per il movimento dei pezzi. In quanto alle scommesse, si scommetteva spesso sul numero che sarebbe uscito da un lancio di dadi, oppure direttamente sul vincitore. In seguito, nell’ Italia del medioevo, si diffuse l’usanza di scommettere ai dadi. Erano scommesse immediate e clandestine, allestite in fretta e furia quando un gruppo di persone si riunivano in una piazza, in una locanda o in un’osteria, attorno a due giocatori di dadi. Scommettevano sul vincitore, sul numero che sarebbe uscito, sul numero di giocate vinte da una parte e dall’altra. Il gioco più diffuso legato ai dadi era quello della Zara, così ben radicato nella società del 1300 che persino Dante lo menziona nel suo capolavoro, La Divina Commedia.

Il gioco della Zara nel Medioevo
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Da questo gioco si ha infatti la nascita del termine gioco d’azzardo: az-zahr significa infatti dado in lingua araba. Quindi, giocare a “Zara” significava letteralmente “giocare a dadi” e di conseguenza, giocare d’azzardo. La Zara si giocava con tre dadi: a turno ogni giocatore chiamava un numero da 3 a 18, poi tirava i dadi. Era dichiarato vincitore chi riusciva a indovinare il punteggio che avrebbe ottenuto, o chi otteneva il punteggio che si avvicinava di più a quello da lui dichiarato. I numeri migliori da chiamare erano il 9, il 10, l’11 e il 12, che offrivano probabilità di uscita tra l’11.5 e il 12.5 per cento. Tuttavia, ovviamente, i giocatori non lo sapevano e si affidavano al loro istinto o completamente alla sorte. Il gioco della Zara nacque in Arabia, fu importato dai mercanti arabi nell’Impero Bizantino e da lì in Occidente. Di conseguenza, la Zara era un gioco molto diffuso a Firenze e in gran parte della penisola al tempo di Dante, che utilizza il gioco per descrivere la frenesia e la fama passeggera di cui godono gli uomini in vita dopo una vittoria: il perdente se ne va in silenzio, pensando mestamente alle scelte compiute durante la partita. Il vincitore diventa invece il paladino della folla: tutti lo ammirano, lo seguono, lo avvicinano per chiedere consigli, opinioni o una buona azione (un’elemosina). Il vincitore avanza, butta una parola, da qualche moneta, poi si allontana sotto gli occhi meravigliati di tutti. Tuttavia questa fama è solamente passeggera e destinata a non durare. Quando il vincitore perderà, sarà subito dimenticato. Il giudizio che Dante esprime è profondamente negativo. Riportando il passo integrale:

«colui che perde si riman dolente,

repetendo le volte, e tristo impara;

con l’altro se ne va tutta la gente;

qual va dinanzi, e qual di dietro il prende,

e qual dallato li si reca a mente;

el non s’arresta, e questo e quello intende;

a cui porge la man, più non fa pressa;

e così da la calca si difende.»

Dante Alighieri
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Un’altra fase fu la nascita e la diffusione del Iotto. Fin dal 1530, gli italiani giocavano a un gioco chiamato “Lo Giuoco del Lotto D’Italia”, che somigliava al bingo. In seguito, la prima casa da gioco legale e propriamente detta, il “Ridotto”, fu aperta a Venezia nel 1638 (386 anni fa), in un’ala di Palazzo Dandolo. Venne aperta dal governo della repubblica marinara con l’obiettivo di controllare l’attività di gioco d’azzardo dei cittadini, che era ormai abitualmente praticata da esponenti di tutti gli strati della popolazione (ricchi, poveri, giovani e vecchi) nonostante fosse illegale. Sebbene l’ingresso alla casa da gioco fosse gratuito, solo i ricchi potevano permettersi di giocarci, perché la posta in gioco era alta. I giochi praticati erano il biribissi , simile ad una moderna roulette, e il basset . Entrambi i giochi avevano un margine della casa molto alto. Il biribissi era un gioco d’azzardo italiano simile alla roulette, che fu bandito nell’Italia risorgimentale. Si giocava su un tabellone su cui erano riportati i numeri da 1 a 70. I giocatori puntavano sui numeri che desideravano puntare. Al croupier veniva fornita una borsa dalla quale estraeva una scatola contenente biglietti numerati da 1 a 70, che corrispondono ai numeri sul tabellone. Il croupier chiamava un numero e tutti i giocatori che vi avevano puntato ricevevano sessantaquattro volte la loro puntata; tutte le altre puntate andavano al croupier e al casinò.

Pietro Longhi: ” I giocatori di carte”
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I guadagni per il banco erano enormi, mentre le perdite erano, per i giocatori, salatissime. Si narra che esistessero in Francia, ma anche in Italia, salotti dove gli aristocratici perdevano o vincevano intere fortune in una sola notte. Arrivavano addirittura a mettere sul piatto terreni o proprietà, ma ciò era categoricamente vietato, per l’impossibilità di ripagare 64 volte la cifra. Molti nobili finirono rovinati per colpa di questo gioco e i governi corsero ai ripari. Nel 1774 il “Ridotto” venne chiuso, con conseguente aumento di popolarità dei circoli da gioco chiusi. Questi club erano chiamati ”casinò” e la parola casinò stessa è di origine italiana. Nel 1789 il gioco, divenuto simbolo degli sprechi e degli sperperi dell’aristocrazia francese, venne formalmente abolito. L’abolizione divenne effettiva negli anni successivi alla Rivoluzione e nel 1837, venne formalmente abolito in tutta Italia. Tuttavia, il gioco d’azzardo continuò a prosperare e ad espandersi. Al 2024 esistono solamente 5 casinò in Italia, per via delle leggi severe che ne regolano l’apertura ed il funzionamento:

  • Casinò Municipale di Campione d’Italia ( situato in un’enclave in territorio svizzero)
  • Casinò Municipale di Sanremo
  • Casinò Municipale di Venezia (Casinò Estivo)
  • Casinò Municipale di Venezia (Casinò d’Inverno)
  • Casino de la Vallée
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Tuttavia, le sale slot, dove si gioca il gioco d’azzardo con le cosiddette Slot machines, giochi a fortuna con bassissime probabilità di vincita, sono diffuse capillarmente su tutto il territorio nazionale. Per di più, le slot machines sono ormai presenti in quasi tutti i bar, specialmente nelle città. Queste rende il gioco d’azzardo disponibile in centinaia di migliaia, se non milioni di location in tutta Italia, spesso molto vicine alla abitazioni e in luoghi molto frequentati, cosa che comporta la caduta di molte persone in una spirale infinita di giocate che prosciuga i loro risparmi.

Prosegue nella seconda parte

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