Minima ruralia – la recensione

A cura di Aldo Pastorino

Non capita spesso di leggere qualcosa di veramente bello se, per bellezza, vogliamo intendere qualcosa che solleva l’anima e che accarezza il pensiero. Ebbene a me è capitato! E’ stata un’esperienza unica, frutto dell’incontro con l’amico Massimo Angelini, autore ed editore altrettanto singolare. Grazie al suo contributo e alla sua gentilezza, i volumi da lui pubblicati sono stati donati alla nostra piccola biblioteca di Consorzio, dando la possibilità ai nostri associati e agli amici di condividere la bellezza dei suoi scritti. E’ stato cosi che, prima di collocarli nel loro scaffale come di consueto, sbirciando la quarta di copertina di uno di essi, ho percepito immediatamente qualcosa di speciale, di fuori dall’ordinario. Così quel libro mi ha accompagnato a casa dove, con la dovuta rispettosa calma, ne ho iniziato la lettura accorgendomi che, più proseguivo tra le righe, più mi allontanavo dalle mura domestiche.
“Semi, agricoltura contadina, ritorno alla terra” recita il sottotitolo del testo. Leggendo soltanto le prime righe, mi sono subito accorto quanto dentro di me fosse viva l’impronta di quella terra alla quale mi si invitava a ritornare. Ho percepito il ritmo dei dialetti, così diversi da una località all’altra e ormai così rari, quasi impossibili da udire nella frenesia cittadina, una nuova Torre di Babele ancora più variegata rispetto a quella di biblica memoria. E così anche il sibilo sottile della cote sulla falce messoria accompagnato dal frinire delle cicale al primo calore di giugno tra i papaveri e il grano maturo, hanno fatto da colonna sonora alla mia lettura. Ho rivisto la mia casa di un tempo con la porta sempre aperta. Per entrare bastava spostare con la mano la tenda, l’ unica e quasi inutile barriera per le mosche. Niente pavimenti tirati a lucido, niente condizionatori, niente fornelli ad induzione ed altre diavolerie del genere, solo un ronfou troneggiante ed orgoglioso di sé mi ha accolto nella cucina offrendomi quel sentore tipico di fuoco di legna appena spento, misto al profumo di un minestrone trionfante di verdure. Niente tappezzerie, soltanto il quadretto della Madonna della Guardia sopra ad un calendario, o meglio un lunaiu dove, una matita, animata da una grafia incerta e piuttosto grossolana, aveva segnato le principali scadenze di una vita contadina. Ma non era solo quello lo strumento a fornire le chiavi del tempo: poco più in là, sul davanzale interno della finestra, accanto ai mozziconi di sigaro, condannati dal loro proprietario a concludere la loro esistenza nel fornello della pipa, spuntava l’azzurro carta-zucchero della copertina di un libretto magico: il bugiardino! Questo era la Bibbia del contadino, da consultarsi prima della semina, dei raccolti, dell’imbottigliamento del vino e di molto altro. Erano le peregrinazioni della luna nel firmamento a decidere cosa si doveva fare.
Tutto questo si respira nel libro di Angelini. Infatti nel sottotitolo, non a caso, parla di ritorno alla terra, a quella terra che ognuno di noi, dal tempo di Abele, porta dentro di sé e che, evocata da quelle pagine, ritorna prepotentemente davanti ai nostri occhi per restituirci un senso di serena pace che soltanto un mondo come quello narrato da Angelini ci può restituire, con la speranza che questo momento di rievocazione possa perdurare per il resto della nostra vita.
Si tratta di un libro straordinario da leggere e rileggere e non solo per i vasti contenuti e la chiarezza stilistica dell’autore. Andrebbe riletto quasi come un breviario per il rilassamento, per chi vuole percepire quel vago sentimento dell’uscire da sé e dalla furia urbana e lasciarsi guidare tra le colline della nostra Liguria. Tutto ciò nel magico momento in cui il frinire delle cicale cede al crepitio dei grilli mentre le luci del giorno lasciano spazio a quelle delle case immerse nel grano maturo che si accendono qua e là come lucciole. Assaporando solo poche righe, anche chi non si riconosce come gran lettore, avrà modo di proseguire incuriosito e incentivato dagli spunti presentati dall’autore.
Potrei paragonare questo libro ad un piccolo scrigno, pari a quel “Bugiardino” dalla copertina azzurra che i vecchi contadini tenevano in casa come un tesoro da consultare prima di iniziare una qualsiasi attività. Tuttavia sarebbe un peccato raccomandarlo soltanto a chi trarrebbe vantaggio dalla sua lettura per le attività legate all’orticultura e, più in generale, al lavoro dei campi. Sarebbe un peccato perché, come prima affermato, il libro ha una valenza consolatoria e di conforto dell’anima nei confronti del vuoto quotidiano.
Allora non mi resta che raccomandare il “ Minima ruralia” del nostro amico Massimo Angelini a tutti i nostri amici restando in attesa delle loro opinioni. Buona lettura a tutti!

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