Storia del gioco d’azzardo

Parte seconda

Ricevitoria del lotto;
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LA NASCITA DEL LOTTO

Il moderno gioco del lotto, come tutti noi lo conosciamo, ha avuto origine a Genova. Qui la prima versione del gioco si chiamava il “Seminario” e non era ancora basata sui numeri. Infatti a Genova, città dedita alle scommesse, era tipico scommettere sul sorteggio delle cariche pubbliche dei due Consigli e di due Serenissimi Collegi dei Governatori e dei Procuratori, cariche istituite con la riforma doriana del 1528, le quali venivano sorteggiate da un’urna, il “Seminario”, che conteneva 120 numeri. Ogni sei mesi, di solito a giugno e a dicembre, avveniva l’estrazione, eseguita per sostituire tre Governatori e due Procuratori, nella quale il Doge faceva estrarre i cinque nomi dall’urna da un bambino.

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Tuttavia, per molti decenni il “Seminario” non fu un gioco pubblico e organizzato,
avvenendo nella più completa clandestinità. Infatti, nel corso degli anni furono
emanati numerosi decreti proibitivi da parte della Repubblica di Genova, la quale
considerava il gioco come pericoloso per le finanze delle famiglie, per la corruttibilità dell’anima portata dal gioco e per l’impatto devastante sulle generazioni più giovani. Inoltre, il “Seminario” non veniva disincentivato solo dalla politica attraverso i suoi decreti, ma anche dall’arcivescovo di Genova in persona e dai teologi della Repubblica che definirono il gioco come “abominevole nel cospetto di Sua Divina Maestà”. Nonostante la sua proibizione, i ceti più abbienti continuarono a giocare al “Seminario”, ignorando le ripercussioni. Per molto tempo si credette che un certo Benedetto Gentile avesse addirittura istituito delle regole, intorno al 1620, definendo i tipi di puntate e le relative quote. Seppur tale testimonianza fu smentita dagli storici, ciò fa comprendere perché organizzare il gioco attraverso la definizione di modalità e regole fosse di così vitale importanza per quella nobiltà genovese così abile nei calcoli probabilistici ed abituata alle scommesse su qualsiasi ambito pubblico.

Per vedere la prima regolamentazione del gioco da parte della repubblica
genovese dobbiamo aspettare un documento del 1642, seguito dalla definitiva
ufficializzazione il 25 gennaio 1644, nel quale i Serenissimi Collegi escogitarono
delle riforme che avrebbero consentito di legalizzare il gioco in maniera semplice e rapida, permettendo così alla repubblica di accumulare cospicui proventi. Inoltre, nel 1644 i procuratori si resero disponibili per trattative di appalti generali che portassero all’istituzione di nuove case da gioco, invitando molti nobili ad investire ingenti somme di denaro. Visto il successo di tale manovra politica, nel 1648 la legalizzazione del “Seminario” venne confermata per altri 10 anni e successivamente rinnovata a scadenza decennale, come avveniva per la maggior parte delle leggi della repubblica genovese.

La sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale;
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MODALITA’ DEL GIOCO

Nel gioco del “Seminario” degli anni sessanta del XVII secolo, chi teneva il banco
metteva in gioco un certo numero di montepremi, chiamati allora “castelletto” oppure “poste”, con un prezzo stabilito. Per spillare denaro anche alle classi meno abbienti della popolazione, venne concesso di partecipare anche con basse puntate o attraverso una piccola quota del valore finale del montepremi in maniera tale da poter concorrere con gli altri giocatori per aggiudicarsene una parte.

Bussolotti per le estrazioni;
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Diversamente da oggi, non vi era molto studio probabilistico così come scongiuri,
calcoli “cabalistici” o sogni premonitori in quanto il gioco non era basato sui numeri, ma sull’elezione casuale da un’urna di persone che avrebbero poi esercitato le cariche pubbliche della repubblica. Un calcolo probabilistico per cercare di vincere sarebbe stato inutile per le possibili variabili alla lista. Inoltre, non sempre si aveva la certezza che i 120 candidati sarebbero rimasti tutti quanti all’interno dell’elenco prescelto. Infatti potevano essere cancellati per cause legate alla loro vita privata proprio dopo la puntata del giocatore. Vista l’alta mortalità del tempo e l’elevato tasso di criminalità, c’era un alto rischio che alcuni di loro lasciassero il mondo terreno prima del tempo, altri invece potevano finire in galera oppure avere già un impegno in una carica pubblica differente. Oltre a ciò, trattandosi di persone e non di numeri, era frequente che i giocatori puntassero per ragioni di parentela o per simpatia nei confronti delle persone estraibili.

DIFFUSIONE

Data la grande attività commerciale genovese, il gioco del “Seminario” venne portato in diverse città, tra le quali spiccavano per importanza quelle più popolate come Milano, Napoli, Torino e Roma. Questi lotti verranno chiamati “lotti forestieri” e, inizialmente, destarono non poche preoccupazioni alla repubblica della Superba, che perse inevitabilmente il controllo sulle puntate delle relative città, finendo per ricevere un guadagno minore a causa delle maggiori disponibilità economiche degli abitanti di città come Milano. Con l’allarmante diffusione a macchia d’olio dei giochi, verso la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, Genova si decise a cambiare le regole originali permettendo ai suoi cittadini di giocare ai “lotti forestieri”. Con tale manovra la repubblica aggiunse alle casse governative anche le puntate di questi lotti, effettuando in maniera progressiva estrazioni annue sempre più numerose. Per accrescere le possibilità di guadagno, si iniziarono a diffondere anche altre varianti tra le quali spiccava per importanza il “lotto delle zitelle”, di origine napoletana. Esso consisteva nell’estrazione a frequenza bimestrale di cinque nomi da una lista di ragazze non sposate. Per aggiudicarsi la posta, il giocatore doveva indovinare i numeri estratti riferiti ai nomi delle cinque nubili, che avrebbero poi ricevuto una dote di 100 lire per potersi sposare.

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LE SORTI DEL GIOCO

A causa dei debiti non pagati dagli appaltatori alla Camera, durante la seconda metà del settecento il gioco perderà importanza per tornare in auge durante la Rivoluzione francese, epoca in cui i giocatori venivano fuorviati sia dalle alte aspettative di un futuro inebriato da un inaspettato cambiamento politico e sociale, sia dalla presenza di un importo di vincita astronomico mai raggiunto prima di allora. Tuttavia, con l’arrivo di Napoleone cadde il regime aristocratico a Genova portando con sé anche la colonna portante del gioco del lotto, che diventa perlopiù un gioco popolare e con esigue portate. Un certo Corrado Solari, giurista del tempo, cercherà di reintrodurre il gioco del “Seminario” apportando delle modifiche per sottostare alla nuova struttura della repubblica genovese, basata su un sistema censitario. Il gioco sembrò finalmente rinato fino al 18 agosto 1805, data nel quale la repubblica di Genova venne annessa al neo Impero francese di Napoleone che pose fine anche alla nuova versione del gioco originale con l’introduzione da Parigi di una lotteria nazionale che, di fatto,
eliminò tutti gli altri possibili lotti presenti nei territori dell’impero.

BIBLIOGRAFIA

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Gruppo San Donato: “Ludopatia, cosa è e come può essere curata”, 3 luglio 2023;
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Società friulana di archeologia: “Quando si parte il gioco de la Zara: i giochi nelle opere di Dante e di Federico Guariglia“, 7 giugno 2021

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