I VOLTI DELLA STORIA

Con la seguente trattazione si apre una rubrica che intitoliamo “I volti della storia“, aperta alla curiosità di quanti collaborando con noi si occupano dei personaggi che hanno contribuito a modificare il nostro mondo nel suo cammino. Sarà possibile, dunque, scoprire le biografie dei grandi personaggi storici e i principali avvenimenti dei secoli passati. Ciò con l’intento di rendere accessibile, a tutti coloro che vorranno, la possibilità di entrare nel mondo della ricerca storica attraverso degli articoli dal taglio divulgativo in grado di catturare l’attenzione del lettore.

Il primo personaggio che proponiamo è Pietro I il Grande, sovrano che introdusse la Russia nel mondo moderno.

Quando si parla di storia della Russia nell’età moderna la figura che più spesso viene citata dopo Ivan IV “Il Terribile” è sicuramente quella di Pietro I, un sovrano diverso dai suoi predecessori artefice con il suo interventismo in politica estera di un ricollocamento nello scacchiere geopolitico europeo della Russia e dell’ascesa di quest’ultima ai ruoli di superpotenza e impero, ma anche capace di attuare un imponente programma di riforme che avrebbe modificato radicalmente lo stato russo a livello burocratico-amministrativo e culturale. Proprio per il suo carattere straordinario vale la pena analizzare brevemente la vita di questo sovrano le cui azioni si sono rivelate fondamentali per l’edificazione dello stato russo moderno.

INFANZIA E PRIME VOCAZIONI DEL GIOVANE ZAR

Pietro nacque il 30 maggio 1672 dall’unione matrimoniale dello zar Alessio ( 1629-1676 ) con Natalia Naryškina la cui famiglia era legata da rapporti clientelari con Artamon Matveev, favorito dello zar. Alla morte del padre il trono spettò a Fëdor III, il cui regno fu segnato costantemente dal problema della successione, in quanto il giovane zar, nonostante il matrimonio con Marfa Apraksina, non era riuscito ad avere eredi diretti. In seguito alla sua morte, nel 1682, esplose in tutta la sua drammaticità la lotta per il trono che vide come protagonisti il fratellastro di Pietro, Ivan, debole di salute e considerato dai più inadatto a regnare e lo stesso Pietro che però all’epoca aveva solo nove anni. Attorno ai due pretendenti si formarono due partiti contrapposti tra i quali avvenne una lotta per il potere senza esclusione di colpi, attorno a Pietro si schierò la famiglia Naryškin e Artamon Matveev, desideroso di mantenere intatta la sua influenza a corte, mentre nel partito di Ivan confluirono la famiglia Miloslavskij e la sorella Sofja. A far degenerare completamente la situazione fu però la rivolta degli strelizzi ( gli archibugieri di guardia al Cremlino ), che istigati dal partito favorevole ai Miloslavkij fecero irruzione nel palazzo del Cremlino uccidendo diversi membri della famiglia Naryškin e Artamon Matveev. I disordini cessarono in seguito alla decisione, presa in comune accordo tra boiari e Chiesa, di nominare Pietro e Ivan entrambi zar, mentre a Sofja sarebbe spettato il ruolo di reggente; di fatto per i successivi sette anni a prendere le redini del potere sarebbe stata la zarevna Sofja, mentre il piccolo Pietro rimaneva lontano dal centro del potere andando a risiedere in una modesta abitazione nel villaggio di Preobraženskoe poco lontano da Mosca.

Il periodo trascorso lontano dalla capitale sarà fondamentale per l’educazione dello zar; il suo precettore era Franz Timmerman, un mercante olandese che riuscì a trasmettere al giovane la passione per le scienze matematiche e una notevole ammirazione per tutto ciò che proveniva dall’Europa occidentale, specialmente dalle regioni del nord. Fu in questo periodo che lo zar iniziò a frequentare il quartiere tedesco situato poco lontano da Mosca, dove ebbe modo di fare amicizia con alcuni ufficiali stranieri che prestavano servizio nell’esercito russo e di prendere familiarità con alcune usanze dell’Europa nord-occidentale. Sempre grazie alla sua innata curiosità Pietro, dopo aver fatto sistemare una vecchia imbarcazione olandese trovata poco distante dal villaggio, si appassionò di navigazione e dei metodi di costruzione navale. Fu proprio Timmerman ad insegnargli il corretto uso dell’astrolabio, un prezioso strumento che riuscì ad ottenere nel 1688 grazie al principe Jakov Fëdorovič Dolgorukij ritornato da una missione diplomatica in Francia. Per ultima, ma non per importanza, va citata la vocazione di Pietro per l’arte militare, sarà infatti a Preobraženskoe che sperimenterà la creazione di un regimento di fanteria e la creazione di un corpo di artiglieria, entrambi addestrati all’occidentale tramite l’ausilio di ufficiali stranieri.

Nel 1689 lo zar raggiunse la maggiore età, Sofja tuttavia non aveva alcuna intenzione di abbandonare la guida dello stato e cercò nuovamente di garantirsi l’appoggio degli strelizzi per eliminare Pietro una volta per tutte, nel frattempo lo zar attendeva lo svolgersi degli eventi nel monastero della Trinità di San Sergio circondato dai suoi uomini più fidati. Il piano di Sofja per rimanere al potere fallì, con il conseguente esilio nel monastero di Novodevičij, e il 16 ottobre Pietro poteva entrare a Mosca come regnante legittimo.

LA GRANDE AMBASCIATA

Lo zar sin da subito mostrò un atteggiamento atipico rispetto ai suoi predecessori, nei primi anni del suo regno si curò poco di presenziare ai cerimoniali di corte preferendo passare la maggior parte del suo tempo nel quartiere tedesco, dove ebbe modo di consolidare l’amicizia con Patrick Gordon e Francois Lefort, entrambi ufficiali mercenari stranieri al servizio dell’esercito Russo, con i quali il sovrano condivideva oltre le grandi bevute di vodka anche i suoi progetti politici. Di fatto Lefort e Gordon diventarono i suoi uomini più fidati e avranno un notevole peso nella decisione presa da Pietro di riprendere le ostilità contro la Sublime Porta nel 1694 al fianco della Lega Santa. Una mossa che non darà politicamente e strategicamente gli esiti sperati, ma che porterà alla costruzione della flotta russa del Mar Nero e al controllo, sebbene temporaneo, della città di Azov.

Nel 1697 lo zar decise che era giunto il momento per compiere un lungo viaggio nell’ Europa occidentale, un’impresa che sarebbe passata alla storia con il nome di Grande Ambasciata, un modo per entrare in contatto diretto con quella realtà nord europea che tanto ammirava e che voleva replicare in patria. Pietro decise che avrebbe viaggiato in incognito e per far fronte alle necessità di governo durante la sua assenza affidò la guida dello stato ad un consiglio di boiari, tuttavia alcuni di loro non vedendo di buon occhio che lo zar si recasse in occidente diedero vita ad una congiura presto scoperta e soppressa. Lasciatosi alle spalle gli inaffidabili boiari, durante il suo viaggio lo zar ebbe modo di recarsi nelle corti più prestigiose d’Europa dove ebbe modo di constatare quanto fossero arretrati e poco raffinati i modelli di comportamento della nobiltà russa, al suo rientro in patria Pietro avrebbe fatto tesoro di quanto aveva visto e avrebbe iniziato una vera e propria rivoluzione dei costumi del ceto dirigente. Una delle mete più importanti furono sicuramente le Provincie Unite dove ebbe modo di osservare e lavorare ( lo zar si vanterà sempre di avere le mani callose caso unico tra i sovrani del suo tempo ) nei cantieri navali di Zaandam, dove apprese le tecniche di costruzione delle imbarcazioni olandesi. Dopo aver visitato Londra nella primavera del 1698 si mise sulla via del ritorno in patria durante il quale visitò la corte di Vienna, dove apprese che gli austriaci erano intenzionati a sospendere l’ormai dispendiosa guerra contro i turchi, segnale inequivocabile che la Russia presto si sarebbe ritrovata da sola contro la potenza ottomana; lo zar doveva cercare di trattare con il sultano il più rapidamente possibile. A complicare il quadro si aggiunse una nuova rivolta degli strelizzi che sebbene rapidamente soppressa era un sintomo di instabilità interna che convinse lo zar ad accelerare il suo ritorno. Come ultima tappa del suo viaggio visitò la corte di Varsavia dove incontrò il re polacco Augusto II intenzionato a coinvolgere la Russia nel suo piano di guerra contro la Svezia. L’idea del re polacco di sfruttare un’apparente debolezza del Regno di Svezia, dovuta alla giovane età di re Carlo XII, per riottenere il possesso delle province svedesi sul baltico tramite l’alleanza con Russia e Danimarca riuscì a convincere Pietro, interessato ad ottenere il possesso della Livonia e della città di Riga per garantirsi uno sbocco sul Mar Baltico. Appena rientrato a Mosca emarginò dal governo i boiari, rivelatisi poco affidabili, e iniziò i preparativi per l’offensiva contro la potenza svedese facendo affidamento quasi esclusivamente sulla collaborazione di Fëdor Golovin e Aleksandr Menšikov, convinti sostenitori della guerra contro la potenza svedese e suoi nuovi favoriti.

LE RIFORME

La guerra con la Svezia iniziata nel 1700 con l’offensiva polacca verso i territori baltici svedesi impose alla Russia un cambiamento dell’organizzazione interna dello stato. Il primo passo, compiuto al rientro dalla grande ambasciata, fu quello di imporre a corte usanze occidentali, riguardanti l’abbigliamento e l’etichetta. Ai boiari venne imposta la rasatura del viso, atto considerato un grave peccato a causa della forte valenza religiosa della barba. Fu Pietro in persona a radere la barba ai boiari che si erano radunati per rendergli omaggio al rientro dal suo viaggio. In seguito la rasatura venne formalizzata con un apposito decreto che prevedeva al suo interno anche importanti prescrizioni che eliminavano l’utilizzo del vestiario tradizionale. Furono vietati a corte i lunghi abiti moscoviti in favore degli abiti tedeschi e ungheresi, la norma riguardava anche l’abbigliamento femminile con il conseguente disagio delle dame di corte non abituate a portare i tacchi, gonne ampie e il capo scoperto, segno di grave impudicizia nel contesto religioso ortodosso. Rimanevano esclusi dall’obbligo i contadini e i mercanti che non si recavano nelle città poiché per questi ultimi era invece previsto il pagamento di un’apposita tassa da versare allo Stato nel caso in cui avessero dovuto soggiornare in un centro urbano di grandi dimensioni.

Per incamerare i fondi necessari a finanziare la campagna militare lo zar mise mano direttamente al governo della chiesa ponendo sotto controllo statale la maggior parte delle rendite dei terreni ecclesiastici e nominando Stefan Javorskij vicario del trono patriarcale. L’apice dell’interventismo petrino all’interno degli affari ecclesiastici avverrà nel 1721 con la creazione del Santo Sinodo, assemblea composta da laici e religiosi presieduta da un laico con il titolo di Ober-prokuror, il cui fine era quello di sottomettere la chiesa ortodossa al volere dello zar, rendendola di fatto incapace di opporsi alle riforme. I tre interventi principali tuttavia furono:

  • La creazione del Senato nel 1711, istituzione con sede a Mosca che aveva il compito di fungere da organo di coordinamento con la nuova capitale di San Pietroburgo.
  • La suddivisione del territorio in 8 grandi governatorati nel 1708 con il compito di svolgere compiti riguardanti il reclutamento, l’amministrazione della giustizia e la riscossione dei tributi.
  • La creazione, nel 1722, di una Tavola dei Ranghi divisa in 14 livelli nella quale venivano ridefiniti i gradi gerarchici della carriera militare, civile e di camera.

Non si può inoltre non fare cenno all’intensa attività di rinnovamento da parte dello zar nel campo della cultura, dove ebbe il merito di introdurre in Russia la letteratura, soprattutto classica, occidentale e il modello artistico del tardo barocco che trovò la sua massima espressione nella costruzione dei primi edifici di San Pietroburgo. Fondamentale si rivelò inoltre la penetrazione in Russia delle idee del primo illuminismo, specialmente di stampo inglese, tramite il quale la corte russa poté entrare in contatto diretto con le idee del giusnaturalismo.

SAN PIETROBURGO

Mentre la guerra andava avanti, con vittorie e sconfitte, e venivano varate le riforme più importanti lo zar diede ordine di iniziare la costruzione della nuova capitale: San Pietroburgo , simbolo materiale dello spirito rinnovatore di Pietro. I lavori iniziarono nel 1703 lungo le rive del fiume Neva dopo che l’esercito imperiale era riuscito a conquistare il forte svedese di Nöteborg, poi rinominato Šlissel’burg, più a nord. La prima pietra venne posata il 23 giugno con la costruzione della fortezza di San Pietro e Paolo sull’Isola delle Lepri al centro del fiume, un territorio paludoso particolarmente selvatico e difficile da addomesticare. Per la progettazione dei vari edifici venne impiegato il genio dell’architetto italiano Domenico Trezzini mentre per la manodopera furono utilizzati decine di migliaia di servi della gleba e in misura minore manodopera specializzata obbligata a prestare servizio per conto dello stato. Le condizioni di vita dei lavoratori erano durissime con abitazioni in legno fatiscenti, turni di lavoro massacranti, un territorio insalubre che favoriva il diffondersi di malattie e ovviamente un alto tasso di mortalità. Proprio il carattere ostile del territorio rendeva concreto il problema del popolamento della nuova capitale e dei territori circostanti, infatti furono ben pochi i russi disposti a spostarsi di propria volontà nella nuova città, la maggior parte, specialmente mercanti e nobili, furono invece obbligati dal volere dello zar a lasciare i loro villaggi e città di appartenenza per andare a creare quello che divenne il tessuto sociale urbano di San Pietroburgo. In ogni caso, durante tutto il regno di Pietro la città non si avvicinò minimamente a quello che diventerà con l’intervento dei sovrani successivi, nei fatti era costituita da edifici modesti se messi in confronto con quelli presenti nelle altre capitali europee alle quali solo la reggia di Peterhof poteva essere in minima parte paragonata. Il centro della città era costituito dal palazzo dell’Ammiragliato ( Isola dell’ammiragliato ) mentre la sede del governatorato situata nel Palazzo Menšikov , chiamato così in onore del primo governatore Aleksandr Menšikov, sorgeva sul’ Isola Vasil’evskij, nei progetti ufficiali indicata come luogo dove costruire la sede del governo. La posizione russa nella regione, gravemente minacciata dagli sviluppi bellici della Guerra del Nord, venne confermata definitivamente con la vittoria nei confronti della Svezia e il conseguente Trattato di Nystad del 1721 con il quale parte della Carelia entrava a fare parte dello stato russo.

LA MORTE DELLO ZAR E IL PROBLEMA DELLA SUCCESSIONE

Lo zar dopo trentasei anni di regno in cui aveva portato la Russia a ricoprire il rango di impero si spense nel gennaio del 1625, senza avere un erede maschio diretto. Il rapporto con lo zarevic Alessio, nato nel 1690 dal matrimonio con Evdokija Lopuchina, fu segnato da continue tensioni e dall’insoddisfazione di Pietro per un erede al trono che non dimostrava alcun interesse per il suo futuro ruolo di regnante. La rottura definitiva avvenne nel 1715, quando lo zarevic scappò dalla Russia per andare a chiedere asilo e sostegno politico all’imperatore d’Austria Carlo VI, del quale Alessio aveva sposato la cognata. Lo zarevic avanzò la richiesta di ottenere un esercito per rovesciare il padre, richiesta che venne prontamente respinta dall’Imperatore che si limitò a nascondere Alessio in Italia, da dove, scoperto dall’emissario inviato dal padre, fece volontariamente ritorno in Russia nel 1718. Al suo rientro venne accusato di tradimento e condannato a morte; condanna che tuttavia non venne eseguita in quanto l’erede al trono trovò la propria fine durante la prigionia, forse per mano dello stesso zar Pietro, la cui ira lo avrebbe portato a fustigare fino alla morte il figlio. Pietro dopo la morte di Alessio emanò un decreto che permetteva allo zar di scegliere il suo legittimo successore, per ovviare alla mancanza di un figlio maschio, questa prassi avrebbe permesso negli anni successivi l’ascesa sul trono di sovrani di sesso femminile. Nel frattempo lo zar si era sposato una seconda volta con Caterina ( 1712 ), una donna lituana che prestava servizio come domestica presso un pastore luterano del baltico fatto prigioniero dai russi durante le operazioni belliche della Guerra del Nord. La coppia ebbe diversi figli tra i quali trova posto la futura imperatrice Elisabetta Petrovna. Per ironia della sorte Pietro non designò mai personalmente il suo successore, al momento della sua morte la scelta dei membri più importanti della nobiltà ricadde proprio su Caterina, che avrebbe regnato per due anni con il titolo di Caterina I. Per i successivi 66 anni, salvo le brevi parentesi dei regni di Pietro II e Pietro III, la Russia sarebbe stata governata da donne.

Articolo di Matteo Agrosi

Tutte le immagini sono state prese da Wikimedia Commons

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