La spedizione dei fratelli Vivaldi: Un viaggio verso l’ ignoto 200 anni prima di Colombo

Articolo di Luigi Bassano

Vista del porto di Genova

Il contesto

Nella primavera del 1291, il porto di Genova era in grande fermento. L’ epoca delle grandi crociate volgeva al termine ed i territori cristiani in oriente, in declino da oltre un secolo dopo la presa musulmana di Gerusalemme del 1187, cadevano sotto le armate dei sultani mamelucchi, ormai impossibili da fermare. Mentre a Genova giungevano numerose le galee cariche di profughi che fuggivano dalla roccaforte assediata di San Giovanni d’Acri, i mercanti ed i notabili della città stavano già pensando a delle soluzioni per commerciare con i popoli dell’ India e dell’ Asia aggirando il Levante, ormai ostile ai cristiani. Uno di essi,Tedisio Doria finanziò allora una spedizione che doveva raggiungere «l’India attraverso il mare Oceano», arrivare cioè in Asia circumnavigando l’Africa, impresa che nessuno prima di allora aveva mai tentato.

La galea

La spedizione

I fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi, nobili e mercanti nati a Genova nel 1260, salparono dalla Superba nel maggio 1291 con due galee genovesi, con a bordo di ciascuna 150 marinai e due frati francescani. Compito dei frati era quello di celebrare le messe durante la navigazione, tenere alto il morale dei marinai con preghiere e benedizioni,  amministrare i sacramenti1, celebrare funerali e convertire le popolazioni africane con cui fossero entrati in contatto durante il viaggio. 

Le due navi fecero tappa nei porti spagnoli di Barcellona, Valencia ed Almeria, oltrepassarono lo stretto di Gibilterra e iniziarono la discesa verso il continente africano. Inizialmente rimasero vicino alla costa, poi fecero rotta verso le Canarie. Queste isole erano abitate dalla popolazione dei Guanci, che avevano avuto pochissimi contatti con gli Europei, risalenti ai tempi dei Fenici e dei Cartaginesi. Gli stessi genovesi avevano riscoperto le isole appena qualche anno prima.

Dalle Canarie la spedizione, dopo essersi rifornita di cibo e acqua potabile, riparti verso Sud e poi scomparve. Nessuno, navigante o esploratore, ne seppe più nulla e nessuno dei 304 uomini tornò mai indietro per raccontare cosa fosse accaduto. Nemmeno i nomi delle due galee salpate alla volta dell’ India, a lungo ritenuti Allegranza e Sant’ Antonio2, sono giunti fino a noi. Nel 1300 ogni speranza di vedere tornare le navi a Genova era ormai perduta.

Membro della popolazione Guanci, prima metà del XV secolo

La ricerca dei dispersi

Gli Annales di Jacopo Doria, parente di Tedesio, confermano solo che le navi superarono il “capo di Gozora” (Marocco), senza più essere avvistate da nessuno in seguito.

Nel 1312, dopo oltre 20 anni dalla partenza dei Vivaldi, Genova inviò il navigatore Lanzerotto Malocello alla volta delle Canarie. Lo scopo della sua spedizione era, soprattutto, quello di stabilire relazioni commerciali con gli indigeni locali, ma anche di cercare notizie della spedizione. Malocello seppe dagli indigeni che la spedizione era arrivata sulle isole ed era ripartita successivamente verso Sud, ma non riuscì a scoprire altro. La decisione ,del governo genovese, di inviare Lanzerotto potrebbe avere avuto origine dalla notizia, portata da un’ambasceria etiope a Genova attorno al 1312, che vi fossero dei genovesi in Etiopia, membri di una spedizione perduta (pur con alcune incongruenze sulla data e il capo spedizione).

Lanzerotto Malocello

Secondo il frate domenicano Galvano Fiamma, che riportò la notizia nel 1340, questi marinai sarebbero rimasti in territorio africano volontariamente per via dei pericoli del viaggio di ritorno. La presenza dei genovesi in Etiopia, tuttavia, non venne mai confermata. 

Un figlio di Ugolino, Sorleo Vivaldi, nato nel 1284, organizzò e condusse un’infruttuosa spedizione sulle tracce del padre e dello zio. Il viaggio si svolse, presumibilmente, tra il 1320 e il 1325. Immaginando che il padre avesse attraversato l’Africa meridionale da ovest ad est3 si recò nel Corno d’Africa via terra, dopo aver approdato in Egitto o in Palestina. Giunse fino alla città stato di Magdasor, l’ odierna Mogadiscio. La sua ricerca fu bloccata dal re locale, che gli proibì di proseguire oltre per motivi di sicurezza. 

Nel 1456 Antoniotto Usodimare, un navigatore genovese, narrò in una lettera di aver incontrato in Africa, nei pressi del fiume Gambia, in Senegal, un giovane che capiva e parlava il genovese e diceva di discendere dai superstiti di quella spedizione.

Nel 1950,  il regista Franco Prosperi, durante uno dei suoi viaggi africani, trovò e fotografò una roccia su cui era incisa la scritta “V V AD 1294” (AD sta per Anno Domini, anno del Signore) lungo il corso del fiume Zambesi, al confine con lo Zimbabwe, in una zona oggi sommersa da una diga.

I resoconti dei viaggi di Sorleo Vivaldi e Antoniotto Usodimare sono stati messi in discussione dagli storici e si intrecciano con dicerie e leggende legate a luoghi puramente inventati come il regno del Prete Gianni ( un leggendario ricchissimo regno cristiano che si estendeva secondo alcuni in Africa, al di là del Sahara, secondo altri in Asia o in India) ed i regni suoi alleati. 

Poco documentata, ed assai misteriosa è anche la scritta VV AD 1294, che non esclude comunque la veridicità del racconto di Usodimare e degli ambasciatori etiopi. È possibile che la galea di Ugolino abbia fatto naufragio durante una tempesta davanti alle coste del Senegal. I pochi sopravvissuti sarebbero riusciti a guadagnare la riva e avrebbero vissuto il resto delle loro vite con gli indigeni locali, alcuni dei quali tramandarono la lingua dei naufraghi ai loro discendenti. La seconda galea avrebbe invece proseguito fino alle coste dell’ odierno Zimbabwe. Se così fosse, Vadino Vivaldi ed il suo equipaggio ( circa 153 persone) sarebbero stati i primi a doppiare il capo di Buona Speranza,quasi 200 anni prima del portoghese Bartolomeo Diaz che compi l’ impresa nel 1488. La seconda galea affondò poi spingendosi verso Nord o tentando di tornare in patria sulla rotta già percorsa. 

Conclusione 

Il viaggio dei Vivaldi fu un’ impresa azzardata, condannata alla disfatta dall’ inadeguatezza dei mezzi disponibili all’ epoca. 

Le galee erano navi dal fondo piatto e dotate di propulsione a remi, totalmente inadatte alla navigazione al di fuori di un mare chiuso come il Mediterraneo. Questo tipo di imbarcazione obbligava, inoltre, ad adottare la navigazione di cabotaggio, che prevedeva numerose soste lungo la costa per rifornirsi e ripararsi dalle intemperie. La costa africana, essendo quasi priva di porti naturali, presentando fondali pieni di insidie e non ancora mappati ed essendo abitata da popolazioni potenzialmente ostili, rappresentava più un ostacolo insidioso che un rifugio per le navi della spedizione. 

Tuttavia, rimane una testimonianza preziosissima di coraggio e desiderio di scoperta, che ha ispirato i navigatori per secoli. La vicenda influenzò anche i letterati dell’epoca, fra cui Dante Alighieri. Il Sommo Poeta ne trasse spunto per il “folle volo”, il viaggio proibito oltre le Colonne d’Ercole che porta alla dannazione di Ulisse nel canto ventiseiesimo dell’inferno.  La spedizione dei Vivaldi fa parte delle decine se non centinaia di spedizioni perdute della storia umana. Di molte di esse si è persa persino la memoria, eppure sono degne di essere ricordate, forse ancor più di quelle di successo. È  grazie infatti  al sacrificio di quegli uomini coraggiosi che le componevano, partiti verso l’ ignoto senza nessuna garanzia di ritorno,che la nascita del mondo moderno, mappato ed interconnesso, è stata possibile. 

  1. Specialmente comunione, confessione ed estrema unzione per i marinai ammalati o vittima di incidenti ↩︎
  2. Due navi che facero in realtà parte di una assai meno ambiziosa spedizione genovese in Siria ↩︎
  3. All’epoca si riteneva che esistesse, all’Equatore, un fiume che attraversasse tutto il continente per la sua larghezza ↩︎

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