La pasticceria di Sambuco

Tra gli associati del Consorzio è non senza orgoglio che possiamo presentare una delle aziende più interessanti che il nostro territorio può annoverare nel suo immediato entroterra: la pasticceria Sambuco di cui gli associati del Consorzio, da tempo, hanno avuto occasione di apprezzare i prodotti decisamente all’avanguardia nel saper conservare, con mezzi moderni, la secolare tradizione dei dolci di Liguria. Non passa, infatti, ricorrenza senza che sulla tavola dei nostri amici compaia qualcuno di questi prodotti, ma, prima di parlare di loro, sarà bene dare uno sguardo al panorama di questo borgo costituito da poco più di trenta abitanti raccolti attorno alla chiesa il cui campanile svetta da lontano.

Come raggiungerlo? Beh, direi che è abbastanza facile: dal capolinea della linea 1, si svolta a sinistra, in direzione località Fabbriche, l’antico insediamento industriale sorto lungo il fiume Cerusa che denomina l’intera vallata popolata di ciminiere e di edifici estremamente interessante dal punto di vista dell’economia storica locale. Oltrepassato Fabbriche, poche decine di metri più avanti, sulla sinistra, un cartello indica la direzione da prendere, si scende per una breve salita che termina in corrispondenza di un ponticello oltre il quale si snoda un bivio. Non ci sono dubbi, basta seguire, anche qui, le indicazioni e avviarsi per la strada a destra in salita: una decina di minuti d’auto e si arriva. Vale la pena, tuttavia, di percorrere senza fretta quella strada scavata sul fianco della collina, soprattutto quando si supera la prima erta, per ammirare il panorama pronto a schiudersi tra un fondo valle dai colori che, pur variando, a seconda della stagione, restano sempre brillanti con, sullo sfondo, le cime dei monti che sembrano lasciarsi toccare con le mani.

Interessantissima in questo scorcio di territorio è la natura della vegetazione per la sua varietà che, in spazi brevissimi, spazia dai castagneti alle pinete inframezzati da rocce scoperte che vanno ad incastonarsi come pietre preziose in un gioiello equilibrato ed armonioso nel suo insieme. Arrivati sull’unica piazzetta del paese ci si guarda intorno e ci si rende conto di essere proprio tra l’azzurro del mare e quello del cielo che sovrasta le alture immediatamente retrostanti; una fontanella distribuisce l’acqua scaturita da una vicina sorgente apprezzata da parecchi voltresi i quali, con il pretesto di rifornirsene, approfittano per immergersi in questo scenario da fiaba. Qui non ci sono molte case: basta girarsi un poco intorno per capire che, lì, a sinistra c’è il laboratorio-pasticceria dei Canepa e, se uno non l’avesse capito, gli basterebbe seguire la fragranza esalata dai forni per intraprendere la giusta direzione.

Tra i prodotti, il sovrano è certamente il pandolce natalizio preparato secondo la ricetta della vera, autentica tradizione. Chi ama la Liguria e i Liguri lo riconosce subito al primo sentore del burro genuino frammisto alla ricchezza dei canditi, dell’uvetta e dei pinoli della migliore qualità. Ma non sono solo gli ingredienti a fare di questo prodotto un capolavoro: vi è anche la sapienza della mani che lo hanno lavorato con il “crescente”, ingrediente necessario a conferirgli una morbidezza vellutata ed unica simile a quella della gota di un bimbo. Tuttavia, pur essendo re, il pandolce non l’unico oggetto del desiderio di chi capita nel laboratorio dei Canepa dove fa bella mostra di sé una serie di altri prodotti altrettanto tipici della nostra tradizione più remota a partire dai caratteristici “cubeletti”, piccoli cestini di pasta frolla ripieni di marmellata e dei quali ben pochi conoscono l’origine del nome derivato, come accade per tante altre cose di Liguria, dalla lingua dei cugini di oltralpe, soliti bere i liquori in piccoli bicchierini di argento o di altro metallo, chiamati appunto gobelets ed il cui uso si diffuse da noi al tempo del grande Napoleone.

E qui, la praticità delle nostre donne di casa intuì subito la possibilità di usare questi oggetti di casa come stampino per la preparazione di quelle leccornie chiamandole con i nome genovesizzato direttamente dal frencese. Poco più in là ecco i caratteristici anicini dal profumo intenso, sprigionato da quelle mezzelune dorate poste accanto ai baci di dama che racchiudono una squisita crema al cacao entro un abbraccio di pasta di nocciole. Ecco ancora i Baci di Sambuco e poco più in là una teglia di canestrelli ancora tiepidi. Potrei continuare a descrivere queste squisitezze che, prima del palato, appagano la vista, ma credo sia meglio lasciare il resto al lettore di queste righe al quale posso dire che potrà, comunque, trovare questi prodotti in diversi negozi della zona ed anche in qualche supermercato, ma che, se vorrà capire come stanno veramente le cose non avrà altra strada se non quella di Sambuco, di questo piccolo borgo che merita davvero una visita. Poi, fatto questo, se lo vorrete, potrete acquistare questi prodotti nei punto vendita della città, ma potrete sempre aggiungere con la mente al loro sapore il ricordo di un luogo del nostro entroterra di straordinaria e suggestiva bellezza.

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