Benedicta tra storia e natura

Oggi pomeriggio, nella sala del Municipio di Pra,  si è svolta la conferenza storico-naturalistica relativa agli eventi della lotta di Liberazione del nostro Paese accaduti

Così doveva presentarsi in origine l’antico monastero della Benedicta

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Nella zona della Benedicta della quale si è poi trattato in relazione agli aspetti del territorio e delle sue caratteristiche ambientali che, certamente, hanno influito sull’andamento delle operazioni belliche.

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(Questo è quanto rimane dell’antico monastero benedettino che, in origine, si trovava in quel luogo)

Operazioni delle quali ha trattato Alessandro Borghi, presidente dell’ANPI locale che, con dovizia di particolari e di immagini, ha illustrato gli avvenimenti facendo riferimento alle specifiche zone di operazione dando precisa notizia anche dei protagonisti e delle difficoltà che essi hanno incontrato. Difficoltà dovute ad una serie di oggettive ragioni imputabili non soltanto alla pervicace ferocia dell’invasore germanico, ma anche alle condizioni in cui i patrioti, spesso ragazzi attorno ai vent’anni, si erano venuti a trovare per la scarsità di mezzi, di armi in un situazione di autentica fame e di gelo in inverni particolarmente rigidi quali quelli degli ultimi anni di guerra. E, proprio in relazione a questa situazione l’incontro è proseguito con la relazione di Gianni Duglio, presidente del Consorzio di S. Limbania che, riallacciandosi all’interessante esposizione che l’aveva preceduto, ha ribadito come le vicende partigiane, senza il coraggioso aiuto dei contadini della zona, sarebbero state ancora più difficili e rischiose. Ed è proprio grazie anche alla sapienza degli abitanti di questi luoghi, da tempo avvezzi a trarre dalla natura quanto consentiva loro di poter sopravvivere in condizioni di decisa miseria, che i nostri patrioti hanno potuto usufruire anche di quell’aiuto. Duglio ha così illustrato la vita dei contadini di quel territorio e la loro relazione con l’ambiente un tempo meno boschivo di oggi e privo delle attuali vie di comunicazione, allora esistenti soltanto come sentieri. Ha quindi parlato di un’alimentazione a base di castagne, poco latte e di un pane, per noi oggi, di pessima qualità e di un riso, certamente non di prima qualità, con il quale venivano pagate le donne del luogo impiegate come mondariso, durante la stagione, nel vercellese. Un riso che, come ricordato prima da Borghi e confermato dallo stesso Duglio, veniva, talora, frammisto con argilla per conferirgli un minimo di sapore. Successivamente il presidente del Consorzio ha poi parlato delle piante erbacee e degli alberi che crescono in quel territorio spiegandone non solo il loro utilizzo per svariati usi, ma anche le loro virtù terapeutiche in un tempo e in un mondo dove erano sconosciuti i medici e le medicine, nonostante tali necessità fossero spesso presenti per curare traumi, ferite e i malanni conseguenti il gelo invernale o, molto più semplicemente, per liberarsi dai parassiti che, in tali condizioni di vita, tormentavano chi si trovava a vivere in determinate situazioni di estremo disagio.

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A conclusione del pomeriggio si è poi pensato di programmare un’escursione in quei luoghi verso la metà del mese di giugno, in un giorno da concordare assieme, interpellando anche chi oggi non ha potuto essere presente per dar modo di vivere non soltanto una giornata ricca di memoria e riguardosa nei confronti di chi ha sacrificato la propria esistenza perché la nostra potesse essere libera e migliore, ma anche per poter condividere una giornata assieme, cosa alquanto rara in un mondo che sembra trascurare sempre più questa possibilità preferendo la rimozione del ricordo per vivere in un presente sempre più individuale e sempre più soltanto presente. Con l’augurio di trovarci in tanti in quell’occasione, a nome del Consorzio e dell’ANPI, vi saluta

Andrea VELLA

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